Ho appena finito di leggere il libro Fuga dal Campo 14. Un libro crudo che racconta una storia incredibile di uno dei paesi più impenetrabili: la Corea del Nord. Un libro che ti lascia agghiacciato come dopo aver visto i filmati dei campi di concentramento nazisti, che ti lascia perplesso con un sacco di domande ma senza risposte.

campo 14-blaine harden-north koreaFuga dal Campo 14 di Blaine Harden, racconta la storia di Shin Dong-hyuk: l’unico uomo nato in un campo di prigionia nordcoreano ad essere riuscito a scappare. Pubblicato per la prima volta nel 2012, il libro narra le vicende di Shin dalla sua nascita nel Campo 14 nel 1982, alla sua fuga fino al 2012.

Tutti i fatti raccontati derivano dalle stesse parole del protagonista e nonostante abbia dichiarato di aver falsato alcuni momenti, la storia in sé è stata giudicata veritiera da più fonti autorevoli.

Ma veniamo all’ incredibile vita di Shin.

Shin In-geun (nome di nascita) nasce nel 1982 all ’interno del più grande e terribile campo di prigionia della Corea del Nord: il Campo 14, situato a solo 80km a nord di Pyongyang. Nasce in seguito ad un matrimonio “premio” di due prigionieri. Il suo “peccato originale”, il motivo della sua prigionia e di quella della sua famiglia, era quello di aver avuto uno zio che negli anni ’50 fuggì in Corea del Sud. All’ interno del campo vive situazioni così incredibili e terrificanti da sembrare frutto della fantasia di Dario Argento. Vede la madre impiccata e il fratello fucilato durante un’esecuzione pubblica di cui racconta essere stato la causa. Passa mesi in isolamento sotto continue torture. Assiste a continue punizioni, talvolta mortali, nei confronti dei suoi compagni e compagne bambini. Fino alla sua fuga, a 23 anni, quando dovette passare sopra al cadavere del suo compagno morto fulminato dalla recinzione elettrica.

Nel 2005, dopo 23 anni di prigionia, Shin non conosce il mondo al di fuori del campo. Più volte ripete che non è stata la sua voglia di libertà a farlo fuggire, bensì il suo desiderio di una pancia piena. Lui che aveva passato la sua vita a mangiare zuppa di cavolo e a sentire costantemente i morsi della fame, “conosce” il cibo solo in età adulta, dai racconti sussurrati di un altro prigioniero con cui passa le giornate non a farsi raccontare la quotidianità del mondo esterno bensì i colori, i profumi e i sapori degli ottimi piatti della cucina coreana e cinese.

In seguito alla fuga attraverso il confine cinese, Shin passa un anno in Cina per poi riuscire finalmente ad arrivare in Corea del Sud dove vive tuttora. Oggi si dedica a far conoscere le atrocità commesse dal regime di Kim Jong-un.

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Immagine tratta dal documentario Camp 14: Total Control Zone

Mentre Shin si batte per i diritti dei coreani, nonostante il governo di Pyongyang ne neghi l’esistenza, il Campo 14 è ancora in attività. Secondo il governo sudcoreano, sarebbero ancora 150mila i prigionieri nei campi, secondo il governo americano addirittura 200mila. Una buona percentuale di prigionieri ha l’unica colpa di essere un familiare di un detenuto in quanto in Corea del Nord vige una legge che prevede la punizione fino a tre generazioni. Il campo è tuttora visibile da Google Earth, dove Shin è stato in grado di identificare i campi per le esecuzioni, le strade e lo stabile dove è stato messo in isolamento e torturato.

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Per quanto vi siano diverse controversie legate a questo libro e alle parziali ritrattazioni del protagonista, trovo che sia una grande finestra per affacciarsi al mondo dei diritti umani (della loro mancanza) in Corea del Nord. Blaine Harden, tra un racconto e l’altro della vita di Shin, parla della situazione economica e politica del paese in quel momento storico. Collega la storia del protagonista all’ attualità e fornisce un’ utile chiave di lettura ai fatti descritti.
La parte del libro dedicata alla vita di Shin fuori dal campo è inoltre molto interessante: le basilari forme di relazione tra gli individui, l’empatia, come adattarsi al mondo sono solo alcune delle cose che Shin ha dovuto imparare dal principio…

Mi piace considerare questo libro un punto di partenza, un pezzo di puzzle verso la comprensione di un paese maestoso e oscuro come la Corea del Nord. Un paese così imperscrutabile da suscitare sia curiosità che paura. Un paese dove i nodi stanno venendo a galla… un paese da cui al giorno d’oggi si scappa e solo da poco stiamo scoprendo il perché!

Ora che sono fuori sto imparando a scoprire che cos’ è l’emotività. Ho imparato a piangere e sento che sto finalmente diventando un essere umano. Sono fuggito fisicamente, ma non psicologicamente.

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Informazioni Utili

Oggi Shin Dong-hyuk è co-conduttore di Inside NK, un programma che si impegna nella diffusione delle notizie sulla Corea del Nord e dei suoi lager. Alcuni episodi si possono vedere anche su YouTube

Il regista Marc Wiese, ha realizzato un film documentario dedicato al Campo 14 dal titolo Camp 14: Total Control Zone con varie interviste a Shin. Vincitore di numerosi premi, potete trovarlo anche su YouTube

Anche Amnesty International si è dedicata in diversi articoli all’ espansione dei campi di prigionia nordcoreani grazie alle immagini di Google Earth.

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